MENA Sguardi e Analisi di Claudio Bertolotti
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venerdì 19 febbraio 2016
Libia: difficile transizione, riserve per il futuro
di Claudio Bertolotti
@cbertolotti1
Libia, diagnosi di una crisi /3
Quale
transizione politica per un Paese frammentato? Missione in Libia:
analisi dei pro e i contro
La
Libia è prossima al collasso, lo Stato Islamico (IS/Daesh) è pronto ad
approfittarne, mentre la debole capacità politica dei due governi,
Tobruk e Tripoli, impedisce una stabilizzazione del Paese. In tutto
questo l’ipotesi di una Coalizione internazionale (ancora sulla carta)
potrebbe aprire a un intervento militare legittimato dalle Nazioni Unite
per quanto, al momento, l’iniziativa sia limitata alle mosse –
scarsamente coordinate – dei singoli Stati, spinti a tutelare i propri
interessi nazionali; tra questi, ovviamente, anche un’Italia che –
legittimamente, ma con un atteggiamento altalenante – è alla ricerca di
un ruolo di primo piano, e una Francia che, unilateralmente, il 13
gennaio ha condotto alcuni raid aerei colpendo obiettivi di IS/Daesh
nell’area nord-est di Sirte, con ciò ripetendo quanto fatto nel 2011 –
causa dell’attuale disastro libico – nel più genuino disinteresse per
gli sviluppi di una soluzione condivisa e multilaterale... (vai all'articolo completo su L'Indro).
ISIS in Europa. Quale minaccia diretta per l’Italia?
di Claudio Bertolotti
@cbertolotti1
Come contrastare la violenza?
Luoghi di culto e spazi pubblici dal valore simbolico: a rischio Roma, Milano, Torino e Bologna
L’Europa è nel mirino del sedicente Stato Islamico,
questo è un fatto. Ma al di là della propaganda e della retorica
fondamentalista dell’ISIS, il pericolo è concreto? E quali strategie
siamo pronti ad adottare per contrastare la violenza del fondamentalismo e i suoi effetti pratici?
È trascorso meno di un anno dagli attacchi effettuati da una
(sedicente) cellula di al-Qa’ida contro la redazione del giornale
satirico francese ‘Charlie Hebdo’ a Parigi; era il 7
gennaio 2015 quando uno dei tanti simboli della libertà di espressione –
condiviso o meno, più spesso criticato – veniva travolto dalla violenza
di un terrorismo che si ‘auto-giustifica’ attraverso l’uso strumentale
della religione. Una religione in nome della quale l’atto di uccidere
diviene legittimo.
E il 13 novembre 2015... (vai all'articolo su L'INDRO)
L’Europa è nel mirino del sedicente Stato Islamico,
questo è un fatto. Ma al di là della propaganda e della retorica
fondamentalista dell’ISIS, il pericolo è concreto? E quali strategie
siamo pronti ad adottare per contrastare la violenza del fondamentalismo e i suoi effetti pratici?
È trascorso meno di un anno dagli attacchi effettuati da una (sedicente) cellula di al-Qa’ida contro la redazione del giornale satirico francese ‘Charlie Hebdo’ a Parigi; era il 7 gennaio 2015 quando uno dei tanti simboli della libertà di espressione – condiviso o meno, più spesso criticato – veniva travolto dalla violenza di un terrorismo che si ‘auto-giustifica’ attraverso l’uso strumentale della religione. Una religione in nome della quale l’atto di uccidere diviene legittimo.
E il 13 novembre 2015
- See more at: http://www.lindro.it/isis-in-europa-quale-minaccia-diretta-per-litalia/#sthash.ZsFnsQlS.dpuf
È trascorso meno di un anno dagli attacchi effettuati da una (sedicente) cellula di al-Qa’ida contro la redazione del giornale satirico francese ‘Charlie Hebdo’ a Parigi; era il 7 gennaio 2015 quando uno dei tanti simboli della libertà di espressione – condiviso o meno, più spesso criticato – veniva travolto dalla violenza di un terrorismo che si ‘auto-giustifica’ attraverso l’uso strumentale della religione. Una religione in nome della quale l’atto di uccidere diviene legittimo.
E il 13 novembre 2015
- See more at: http://www.lindro.it/isis-in-europa-quale-minaccia-diretta-per-litalia/#sthash.ZsFnsQlS.dpuf
martedì 17 novembre 2015
Afghanistan: Obama ci ripensa. E anche Renzi (L'INDRO)
di Claudio Bertolotti
@cbertolotti1
@cbertolotti1
Obama aumenta le truppe in Afghanistan. Perché aumentano anche i soldati italiani? Guardare verso la Libia
Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha annunciato la propria revisione del piano di disimpegno dall’Afghanistan. Non più un ritiro consistente come era stato annunciato, ma una presenza duratura sino a tutto il 2016. Il totale delle truppe Usa sarà di almeno 10.000 soldati, ai quali andranno ovviamente a sommarsi i circa 5.000 della Nato (e tra questi gli italiani).
Il perché di questa scelta è evidente: il Paese non è stabilizzato, i gruppi di opposizione armata (talebani in primis) sono in grado di operare e colpire in buona parte del Paese
-come la conquista della città settentrionale di Kunduz alla fine di
settembre da parte dei talebani ha ampiamente dimostrato -, lo Stato afghano è inefficiente e corrotto
e le sue forze di sicurezza mancano di capacità operativa, logistica e
intelligence, nonostante i quattordici anni di sforzi della Comunità
internazionale e gli oltre quattro miliardi di dollari spesi per
addestrare le forze armate afgane. E come se non bastasse, il fenomeno
del Nuovo Terrorismo Insurrezionale (NIT)... (vai all'articolo su L'INDRO)
domenica 4 ottobre 2015
Mediterraneo e Libia: quanto rende il traffico di esseri umani? (L'INDRO)
di Claudio Bertolotti
L'analisi
del fenomeno
Mediterraneo e Libia: quanto rende il traffico di esseri umani?
I punti
nodali di una situazione ormai degenerata e che va chiarita
L’uccisione
avvenuta a Tripoli il 25 settembre di Salah Al-Maskhout, capo
dell’organizzazione criminale transnazionale dedita al traffico di esseri umani
attraverso la Libia, ha attirato l’attenzione dei media nazionali e internazionali.
Un’attenzione che si è concentrata per lo più sulle dinamiche e sulla paternità
dell’operazione che ha portato all’eliminazione di un importante elemento
criminale – spostando la discussione su quali servizi segreti e forze speciali
ne fossero responsabili: italiani, francesi? britannici?… – ma non sul fenomeno
in sé e sulle dinamiche strategiche che regolano e alimentano un fenomeno in
espansione e i relativi vantaggi economici che si celano dietro a un dramma di
ampia portata: quello migratorio. Si tratta di un’ondata migratoria senza
precedenti che nel caos dell’area del ‘Grande-Medioriente’, dall’Afghanistan
alla Libia, ha trovato un fattore in grado di dinamizzarne l’entità e la
portata e che, nel solo 2015, ha registrato un dato impressionante di almeno
300.000 migranti… (vai all’articolo completo su L’INDRO)
Tra immigrazione e sicurezza europea. Ovvero: tra terrorismo e common-borders (L'INDRO)
di Claudio Bertolotti
L’imponente flusso
migratorio attraverso il Mediterraneo rappresenta una minaccia per l’Europa?
Vi è correlazione tra fenomeno migratorio e terrorismo? Sono le domande
che in questi giorni corrono sui media di mezzo mondo e che preoccupano le
cancellerie non solo occidentali.
L’imponente flusso
migratorio attraverso il Mediterraneo rappresenta una minaccia per l’Europa?
Vi è correlazione tra fenomeno migratorio e terrorismo? Sono le domande
che in questi giorni corrono sui media di mezzo mondo e che preoccupano le
cancellerie non solo occidentali.
È necessario
definire e comprendere il quadro generale in cui si inseriscono il flusso
migratorio e la reazione degli attori in gioco (Stati nazionali in primo
luogo), e valutare la messa in opera di una soluzione di ampio respiro che vada
oltre i tatticismi politici di opportunità e l’assenza di una concreta e univoca
capacità di reazione europea... (vai all'articolo completo su L'INDRO)
L’imponente flusso migratorio attraverso il Mediterraneo rappresenta una minaccia per l’Europa? Vi è correlazione tra fenomeno migratorio e terrorismo? Sono le domande che in questi giorni corrono sui media di mezzo mondo e che preoccupano le cancellerie non solo occidentali.
È necessario definire e comprendere il quadro generale in cui si inseriscono il flusso migratorio e la reazione degli attori in gioco (Stati nazionali in primo luogo), e valutare la messa in opera di una soluzione di ampio respiro che vada oltre i tatticismi politici di opportunità e l’assenza di una concreta e univoca capacità di reazione europea.
- See more at: http://www.lindro.it/tra-immigrazione-e-sicurezza-europea/#sthash.SkzmRACz.dpuf
È necessario definire e comprendere il quadro generale in cui si inseriscono il flusso migratorio e la reazione degli attori in gioco (Stati nazionali in primo luogo), e valutare la messa in opera di una soluzione di ampio respiro che vada oltre i tatticismi politici di opportunità e l’assenza di una concreta e univoca capacità di reazione europea.
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martedì 1 settembre 2015
Libano: è colpa solo della spazzatura? (L'INDRO)
Agosto
è stato il mese delle violente proteste di piazza di una Beirut le cui
strade sono state per molti giorni inondate da immondizia: intervento
della Polizia in tenuta anti-sommossa, utilizzo indiretto di armi da
fuoco per disperdere la folla, centinaia i feriti, disordini
preoccupanti, e il Primo Ministro Tammam Salam – tra le personalità politiche contestate con maggiore forza – minaccia le proprie dimissioni.
Gli scontri e le devastazioni del 22-23 agosto sono stati accompagnati dagli slogan dei giovani manifestanti inneggianti alla ‘rivoluzione’: e Beirut è stata teatro della più grave ondata di violenza degli ultimi anni, facendo temere che il Paese potesse precipitare nel caos.
Proteste che rientrano nella campagna soprannominata #YouStink (‘Tu puzzi’), e che
- See more at: http://www.lindro.it/libano-e-colpa-solo-della-spazzatura/#sthash.OgFlXnzD.dpuf
di Claudio Bertolotti Gli scontri e le devastazioni del 22-23 agosto sono stati accompagnati dagli slogan dei giovani manifestanti inneggianti alla ‘rivoluzione’: e Beirut è stata teatro della più grave ondata di violenza degli ultimi anni, facendo temere che il Paese potesse precipitare nel caos.
Proteste che rientrano nella campagna soprannominata #YouStink (‘Tu puzzi’), e che
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Giovani in
rivolta
You Stink,
tu puzzi. Giorni di violente proteste in un Paese a rischio IS/Daesh
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Gli scontri e le devastazioni del 22-23 agosto sono
stati accompagnati dagli slogan dei giovani manifestanti inneggianti alla
‘rivoluzione’: e Beirut è stata teatro della più grave ondata di
violenza degli ultimi anni, facendo temere che il Paese potesse
precipitare nel caos.
Proteste che
rientrano nella campagna soprannominata #YouStink (‘Tu puzzi’), e che…
(vai all’articolo su L’INDRO)
Agosto
è stato il mese delle violente proteste di piazza di una Beirut le cui
strade sono state per molti giorni inondate da immondizia: intervento
della Polizia in tenuta anti-sommossa, utilizzo indiretto di armi da
fuoco per disperdere la folla, centinaia i feriti, disordini
preoccupanti, e il Primo Ministro Tammam Salam – tra le personalità politiche contestate con maggiore forza – minaccia le proprie dimissioni.
Gli scontri e le devastazioni del 22-23 agosto sono stati accompagnati dagli slogan dei giovani manifestanti inneggianti alla ‘rivoluzione’: e Beirut è stata teatro della più grave ondata di violenza degli ultimi anni, facendo temere che il Paese potesse precipitare nel caos.
Proteste che rientrano nella campagna soprannominata #YouStink (‘Tu puzzi’), e che
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Gli scontri e le devastazioni del 22-23 agosto sono stati accompagnati dagli slogan dei giovani manifestanti inneggianti alla ‘rivoluzione’: e Beirut è stata teatro della più grave ondata di violenza degli ultimi anni, facendo temere che il Paese potesse precipitare nel caos.
Proteste che rientrano nella campagna soprannominata #YouStink (‘Tu puzzi’), e che
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Agosto
è stato il mese delle violente proteste di piazza di una Beirut le cui
strade sono state per molti giorni inondate da immondizia: intervento
della Polizia in tenuta anti-sommossa, utilizzo indiretto di armi da
fuoco per disperdere la folla, centinaia i feriti, disordini
preoccupanti, e il Primo Ministro Tammam Salam – tra le personalità politiche contestate con maggiore forza – minaccia le proprie dimissioni.
Gli scontri e le devastazioni del 22-23 agosto sono stati accompagnati dagli slogan dei giovani manifestanti inneggianti alla ‘rivoluzione’: e Beirut è stata teatro della più grave ondata di violenza degli ultimi anni, facendo temere che il Paese potesse precipitare nel caos.
Proteste che rientrano nella campagna soprannominata #YouStink (‘Tu puzzi’), e che
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Gli scontri e le devastazioni del 22-23 agosto sono stati accompagnati dagli slogan dei giovani manifestanti inneggianti alla ‘rivoluzione’: e Beirut è stata teatro della più grave ondata di violenza degli ultimi anni, facendo temere che il Paese potesse precipitare nel caos.
Proteste che rientrano nella campagna soprannominata #YouStink (‘Tu puzzi’), e che
- See more at: http://www.lindro.it/libano-e-colpa-solo-della-spazzatura/#sthash.OgFlXnzD.dpuf
mercoledì 19 agosto 2015
Intervento militare in Libia, e poi? (L'INDRO)
di Claudio Bertolotti
Contro il Mediterraneo di Isis&CoI possibili sviluppi di un eventuale intervento militare in Libia
L’ipotesi di intervento militare non è remota né improbabile. Ma la domanda è se la Comunità internazionale, e con essa l’Europa, abbia la volontà – e la capacità – di gestire efficacemente un altro intervento militare in Libia, dopo l’infelice esperienza dell’Operation Unified Protector del 2011 che portò alla caduta del regime di Muammar Gheddafi e al conseguente caos di cui siamo testimoni noi oggi.
Molti indicatori confermerebbero tale volontà... vai all'articolo su L'INDRO
Contro il Mediterraneo di Isis&CoI possibili sviluppi di un eventuale intervento militare in Libia
L’ipotesi di intervento militare non è remota né improbabile. Ma la domanda è se la Comunità internazionale, e con essa l’Europa, abbia la volontà – e la capacità – di gestire efficacemente un altro intervento militare in Libia, dopo l’infelice esperienza dell’Operation Unified Protector del 2011 che portò alla caduta del regime di Muammar Gheddafi e al conseguente caos di cui siamo testimoni noi oggi.
Molti indicatori confermerebbero tale volontà... vai all'articolo su L'INDRO
Contro il Mediterraneo di Isis&Co
Intervento militare in Libia, e poi?
I possibili sviluppi di un eventuale intervento militare in Libia
- See more at: http://www.lindro.it/intervento-militare-in-libia-e-poi/#sthash.VWqwdNeD.dpufdomenica 24 maggio 2015
Intervista a C. Bertolotti "Afghanistan, missione incompiuta" (L'Indro)
di Francesca Lancini
Geopolitica 3.0 dall’India all'Africa/1
Con Claudio Bertolotti, il punto sui conflitti a 14 anni dall’11 settembre
Quattordici anni
di guerre mosse dall’Occidente, instabilità, disintegrazione di intere
Nazioni, richiedono un’ampia riflessione. Lo Stato Islamico ha alzato la sua bandiera, almeno formalmente, anche in India, Pakistan e Afghanistan. L’Iraq, la Siria e la Libia non esistono più come Stati.
Le cosiddette ‘primavere arabe’ si sono presto rivelate degli inverni.
Migranti disperati continuano a morire nel Mediterraneo o, nel migliore
dei casi, ad approdare sulle nostre coste all’apice di una propaganda
xenofoba e strumentale.
Lo studioso Claudio Bertolotti spiega a ‘L’Indro’
in un’intervista, divisa in due parti (la prima su Afghanistan e Asia
meridionale, la seconda su Medio-Oriente e Mediterraneo), perché siamo
giunti a questo scenario e dove ci staremmo dirigendo.
Come analista strategico indipendente e ricercatore senior presso il Centro militare di Studi Strategici (CeMISS), Bertolotti si occupa di conflittualità dell’area MENA allargata (Grande Medio Oriente). Ma è anche rappresentante nazionale per l’Italia alla ‘5+5 Defense iniziative 2015′ dell’Euro-Maghreb Centre for Research and Strategic Studies (CEMRES) di Tunisi.
Non da ultimo, Bertolotti è stato per circa due anni capo sezione contro-intelligence e sicurezza di ISAF in Afghanistan, il Paese asiatico ‘completamente fuori controllo‘ da cui parte la sua analisi. “Politicamente un fallimento, militarmente un mancato successo”. Vediamo perché.
Perché di Afghanistan si parla sempre meno e male?
La guerra che dura da 14 anni è il secondo tempo di quarant’anni di conflittualità. L’opinione pubblica globale è stanca, distratta, anche da una crisi economica dalla quale si fatica a uscire, che coinvolge tutto l’Occidente e si estende oltre... (vai all'articolo originle su L'Indro)
Come analista strategico indipendente e ricercatore senior presso il Centro militare di Studi Strategici (CeMISS), Bertolotti si occupa di conflittualità dell’area MENA allargata (Grande Medio Oriente). Ma è anche rappresentante nazionale per l’Italia alla ‘5+5 Defense iniziative 2015′ dell’Euro-Maghreb Centre for Research and Strategic Studies (CEMRES) di Tunisi.
Non da ultimo, Bertolotti è stato per circa due anni capo sezione contro-intelligence e sicurezza di ISAF in Afghanistan, il Paese asiatico ‘completamente fuori controllo‘ da cui parte la sua analisi. “Politicamente un fallimento, militarmente un mancato successo”. Vediamo perché.
Perché di Afghanistan si parla sempre meno e male?
La guerra che dura da 14 anni è il secondo tempo di quarant’anni di conflittualità. L’opinione pubblica globale è stanca, distratta, anche da una crisi economica dalla quale si fatica a uscire, che coinvolge tutto l’Occidente e si estende oltre... (vai all'articolo originle su L'Indro)
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