MENA Sguardi e Analisi di Claudio Bertolotti

MENA Sguardi e Analisi di Claudio Bertolotti

martedì 17 novembre 2015

Afghanistan: Obama ci ripensa. E anche Renzi (L'INDRO)

di Claudio Bertolotti
@cbertolotti1

 
Obama aumenta le truppe in Afghanistan. Perché aumentano anche i soldati italiani? Guardare verso la Libia

Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha annunciato la propria revisione del piano di disimpegno dall’Afghanistan. Non più un ritiro consistente come era stato annunciato, ma una presenza duratura sino a tutto il 2016. Il totale delle truppe Usa sarà di almeno 10.000 soldati, ai quali andranno ovviamente a sommarsi i circa 5.000 della Nato (e tra questi gli italiani). Il perché di questa scelta è evidente: il Paese non è stabilizzato, i gruppi di opposizione armata (talebani in primis) sono in grado di operare e colpire in buona parte del Paese -come la conquista della città settentrionale di Kunduz alla fine di settembre da parte dei talebani ha ampiamente dimostrato -, lo Stato afghano è inefficiente e corrotto e le sue forze di sicurezza mancano di capacità operativa, logistica e intelligence, nonostante i quattordici anni di sforzi della Comunità internazionale e gli oltre quattro miliardi di dollari spesi per addestrare le forze armate afgane. E come se non bastasse, il fenomeno del Nuovo Terrorismo Insurrezionale (NIT)... (vai all'articolo su L'INDRO)

Andiamo in Libia (L'INDRO)

di Claudio Bertolotti
@cbertolotti1


Si sta preparando un intervento militare complesso, l'Italia si troverà in piena guerra.

Come anticipato su ‘L’Indro‘ ad agosto, e più recentemente annunciato dal capo del Governo, Matteo Renzi, all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, l’Italia si prepara a guidare una missione militare in Libia sostenuta dalla Comunità internazionale. Restano da concludere gli aspetti formali a premessa di un intervento legittimo: l’accordo tra le parti in conflitto e la conseguente risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu.
Le tempistiche, nonostante alcune resistenze, sono state rispettate, e la comunicazione strategica ha seguito il suo corso attraverso una progressiva sensibilizzazione dell’opinione pubblica, non priva di apparenti scivoloni, come quello che venne fatto a febbraio quando i Ministri Paolo Gentiloni (Affari Esteri) e Roberta Pinotti (Difesa) annunciarono, il primo, la necessità, di un intervento militare in Libia, e, la seconda, la disponibilità immediata di un significativo quantitativo di truppe pronte a partire (5.000 militari)... (vai all'articolo su L'INDRO)

domenica 4 ottobre 2015

Mediterraneo e Libia: quanto rende il traffico di esseri umani? (L'INDRO)

di Claudio Bertolotti



L'analisi del fenomeno

Mediterraneo e Libia: quanto rende il traffico di esseri umani?

I punti nodali di una situazione ormai degenerata e che va chiarita

L’uccisione avvenuta a Tripoli il 25 settembre di Salah Al-Maskhout, capo dell’organizzazione criminale transnazionale dedita al traffico di esseri umani attraverso la Libia, ha attirato l’attenzione dei media nazionali e internazionali. Un’attenzione che si è concentrata per lo più sulle dinamiche e sulla paternità dell’operazione che ha portato all’eliminazione di un importante elemento criminale – spostando la discussione su quali servizi segreti e forze speciali ne fossero responsabili: italiani, francesi? britannici?… – ma non sul fenomeno in sé e sulle dinamiche strategiche che regolano e alimentano un fenomeno in espansione e i relativi vantaggi economici che si celano dietro a un dramma di ampia portata: quello migratorio. Si tratta di un’ondata migratoria senza precedenti che nel caos dell’area del ‘Grande-Medioriente’, dall’Afghanistan alla Libia, ha trovato un fattore in grado di dinamizzarne l’entità e la portata e che, nel solo 2015, ha registrato un dato impressionante di almeno 300.000 migranti… (vai all’articolo completo su L’INDRO)

Tra immigrazione e sicurezza europea. Ovvero: tra terrorismo e common-borders (L'INDRO)

di Claudio Bertolotti



L’imponente flusso migratorio attraverso il Mediterraneo rappresenta una minaccia per l’Europa? Vi è correlazione tra fenomeno migratorio e terrorismo? Sono le domande che in questi giorni corrono sui media di mezzo mondo e che preoccupano le cancellerie non solo occidentali.
È necessario definire e comprendere il quadro generale in cui si inseriscono il flusso migratorio e la reazione degli attori in gioco (Stati nazionali in primo luogo), e valutare la messa in opera di una soluzione di ampio respiro che vada oltre i tatticismi politici di opportunità e l’assenza di una concreta e univoca capacità di reazione europea... (vai all'articolo completo su L'INDRO)

L’imponente flusso migratorio attraverso il Mediterraneo rappresenta una minaccia per l’Europa? Vi è correlazione tra fenomeno migratorio e terrorismo? Sono le domande che in questi giorni corrono sui media di mezzo mondo e che preoccupano le cancellerie non solo occidentali.
È necessario definire e comprendere il quadro generale in cui si inseriscono il flusso migratorio e la reazione degli attori in gioco (Stati nazionali in primo luogo), e valutare la messa in opera di una soluzione di ampio respiro che vada oltre i tatticismi politici di opportunità e l’assenza di una concreta e univoca capacità di reazione europea.
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martedì 1 settembre 2015

Libano: è colpa solo della spazzatura? (L'INDRO)

Agosto è stato il mese delle violente proteste di piazza di una Beirut le cui strade sono state per molti giorni inondate da immondizia: intervento della Polizia in tenuta anti-sommossa, utilizzo indiretto di armi da fuoco per disperdere la folla, centinaia i feriti, disordini preoccupanti, e il Primo Ministro Tammam Salam  – tra le personalità politiche contestate con maggiore forza –  minaccia le proprie dimissioni.
Gli scontri e le devastazioni del 22-23 agosto sono stati accompagnati dagli slogan dei giovani manifestanti inneggianti allarivoluzione’: e Beirut è stata teatro della più grave ondata di violenza degli ultimi anni, facendo temere che il Paese potesse precipitare nel caos.
Proteste che rientrano nella campagna soprannominata #YouStink (‘Tu puzzi’), e che
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di Claudio Bertolotti 

Giovani in rivolta
You Stink, tu puzzi. Giorni di violente proteste in un Paese a rischio IS/Daesh 
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Agosto è stato il mese delle violente proteste di piazza di una Beirut le cui strade sono state per molti giorni inondate da immondizia: intervento della Polizia in tenuta anti-sommossa, utilizzo indiretto di armi da fuoco per disperdere la folla, centinaia i feriti, disordini preoccupanti, e il Primo Ministro Tammam Salam  – tra le personalità politiche contestate con maggiore forza –  minaccia le proprie dimissioni.
Gli scontri e le devastazioni del 22-23 agosto sono stati accompagnati dagli slogan dei giovani manifestanti inneggianti allarivoluzione’: e Beirut è stata teatro della più grave ondata di violenza degli ultimi anni, facendo temere che il Paese potesse precipitare nel caos.
Proteste che rientrano nella campagna soprannominata #YouStink (‘Tu puzzi’), e che… (vai all’articolo su L’INDRO)

Agosto è stato il mese delle violente proteste di piazza di una Beirut le cui strade sono state per molti giorni inondate da immondizia: intervento della Polizia in tenuta anti-sommossa, utilizzo indiretto di armi da fuoco per disperdere la folla, centinaia i feriti, disordini preoccupanti, e il Primo Ministro Tammam Salam  – tra le personalità politiche contestate con maggiore forza –  minaccia le proprie dimissioni.
Gli scontri e le devastazioni del 22-23 agosto sono stati accompagnati dagli slogan dei giovani manifestanti inneggianti allarivoluzione’: e Beirut è stata teatro della più grave ondata di violenza degli ultimi anni, facendo temere che il Paese potesse precipitare nel caos.
Proteste che rientrano nella campagna soprannominata #YouStink (‘Tu puzzi’), e che
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Agosto è stato il mese delle violente proteste di piazza di una Beirut le cui strade sono state per molti giorni inondate da immondizia: intervento della Polizia in tenuta anti-sommossa, utilizzo indiretto di armi da fuoco per disperdere la folla, centinaia i feriti, disordini preoccupanti, e il Primo Ministro Tammam Salam  – tra le personalità politiche contestate con maggiore forza –  minaccia le proprie dimissioni.
Gli scontri e le devastazioni del 22-23 agosto sono stati accompagnati dagli slogan dei giovani manifestanti inneggianti allarivoluzione’: e Beirut è stata teatro della più grave ondata di violenza degli ultimi anni, facendo temere che il Paese potesse precipitare nel caos.
Proteste che rientrano nella campagna soprannominata #YouStink (‘Tu puzzi’), e che
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mercoledì 19 agosto 2015

Intervento militare in Libia, e poi? (L'INDRO)

di Claudio Bertolotti

Contro il Mediterraneo di Isis&CoI possibili sviluppi di un eventuale intervento militare in Libia

L’ipotesi di intervento militare non è remota né improbabile. Ma la domanda è se la Comunità internazionale, e con essa l’Europa, abbia la volontà – e la capacità – di gestire efficacemente un altro intervento militare in Libia, dopo l’infelice esperienza dell’Operation Unified Protector del 2011 che portò alla caduta del regime di Muammar Gheddafi e al conseguente caos di cui siamo testimoni noi oggi.
Molti indicatori confermerebbero tale volontà..
. vai all'articolo su L'INDRO
Contro il Mediterraneo di Isis&Co

Intervento militare in Libia, e poi?

I possibili sviluppi di un eventuale intervento militare in Libia
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giovedì 16 luglio 2015

Tunisia: contro il nuovo terrorismo insurrezionale (L'INDRO)

di Claudio Bertolotti
 
Una nuova narrativa: tra terrorismo, stato di emergenza e cambio di approccio concettuale
 
Il 4 luglio scorso, il Presidente tunisino, Beji Caid Essebsi, ha proclamato lo stato di emergenza nazionale in risposta agli attacchi condotti e rivendicati dall’ISIS in Tunisia anche contro obiettivi stranieri; una decisione che nella sostanza ha portato alla chiusura di oltre ottanta moschee (e a conseguenti scontri con le forze dell’ordine), al richiamo di una parte dei militari in congedo, all’arresto di oltre cento sospettati... (vai all'articolo completo su L'INDRO).